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I canali di Annecy: l'acqua che racconta una città
Andrea

I canali di Annecy: l'acqua che racconta una città

Annecy non ha fretta. I suoi canali scorrono lenti tra palazzi colorati e la sensazione di aver trovato un posto che il tempo ha dimenticato.

Annecy me l'avevano descritta come la Venezia delle Alpi. Una frase fatta che non dice niente, ma quando arrivi e vedi l'acqua color smeraldo che scorre tra i palazzi colorati, capisci che il paragone non regge. Venezia è grandiosa, monumentale. Annecy è intima, raccolta. I suoi canali non sembrano vie d'acqua, sembrano braccia di fiume che abbracciano la città. E il rumore dell'acqua — quel gorgoglio continuo che non smette mai — diventa la colonna sonora di ogni passeggiata.

Noi abbiamo girato la città a piedi, entrando e uscendo dai ponti come se fossero porte. Le barche ormeggiate lungo il canalino si riflettevano nell'acqua, e a un certo punto un'anatra nuotava controcorrente. Mi sono fermato a guardarla, e ho capito che non avevamo fretta. Il Palais de l'Isle, quella strana forma di nave incastrata nel canale, sembrava un giocattolo dimenticato da un gigante. Ci siamo seduti al sole, in una piazza vicino al ponte dei mercanti, e abbiamo mangiato una crêpe calda.

Il dettaglio che porto dentro? Il riflesso dei gerani rossi sull'acqua. C'è un punto, vicino al Pont des Amours, dove i fiori si specchiano nel canale e sembra tutto dipinto. Annecy non ti chiede di capirla. Ti chiede di sederti e guardarla scorrere. Come i suoi canali.