Il giorno di riposo: l'arte di non fare niente in viaggio
Saltare un monumento per stare al parco, dormire fino a tardi, mangiare in camera. Perché il vero lusso del viaggio è decidere di fermarsi.
Il giorno di riposo è nato per necessità. Dopo tre giorni a Bangkok, tra templi e mercati e traffico, ero crollata. Non piangevo, non mi lamentavo: mi sdraiavo per terra nei posti più improbabili e chiudevo gli occhi. Andrea cercava di tirarmi su, di motivarmi. "Dai, manca solo il tempio del Buddha sdraiato e poi abbiamo finito". Ma non mi muovevo. E a un certo punto ho guardato Andrea e ho detto: "Fermiamoci."
Abbiamo passato l'intera giornata in piscina. Io leggevo un libro, Andrea dormiva sul lettino. A pranzo abbiamo mangiato al bar dell'hotel, cose semplici. Nel pomeriggio ho fatto anch'io un pisolino, e ne ho approfittato per stare zitta. Non fare niente. Guardare il cielo. Sentire il calore del sole senza dover correre da nessuna parte. È stato il giorno più bello di Bangkok. Non ho visto niente, eppure ho visto tutto.
Da allora, in ogni viaggio, ci prendiamo un giorno di riposo. Non un giorno di pioggia, non un giorno di recupero. Un giorno voluto, programmato, sacro. Il giorno in cui non si fa niente. E se qualcuno mi chiede il mio consiglio più importante per viaggiare con i bambini, rispondo sempre: saltate un monumento. Perdetevi un'attrazione. State in camera a mangiare patatine. Il giorno di riposo non è una perdita. È un investimento sul viaggio che verrà dopo.