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La metro di New York alle 8: il silenzio che non ti aspetti
Andrea

La metro di New York alle 8: il silenzio che non ti aspetti

Tutti parlano del rumore di New York. Nessuno ti dice che alle otto di mattina, nella metro, c'è un silenzio strano, fatto di gente che non si guarda.

New York è la città più rumorosa del mondo, ma la metro alle otto del mattino è silenziosa. Non silenzio assoluto, certo: i binari stridono, le porte si aprono con un sibilo, l'annuncio registrato ripete "Stand clear of the closing doors" con voce metallica. Ma le persone, le persone tacciono. Sono lì, una accanto all'altra, strette nei cappotti invernali anche se è ottobre, con gli occhi fissi sul telefono o sul vuoto. Non si guardano. Non si parlano. È come se ognuno viaggiasse da solo, anche se il vagone è pieno.

Io ero in piedi, aggrappato all'asta centrale, Ilaria era dietro di me, con lo zaino in braccio. Il treno sobbalzava e ogni tanto qualcuno alzava lo sguardo, incontrava il mio, e lo abbassava subito. Mi sono sentito invisibile, e allo stesso tempo parte di qualcosa. New York è così: ti annulla e ti include allo stesso tempo. Sei un numero, ma quel numero conta.

A un certo punto, un uomo con un cappello di lana ha cominciato a suonare il sax. Non avvisava, non chiedeva soldi. Suonava e basta. La melodia era triste, lenta, e per un attimo il vagone è diventato una stanza. La gente ha alzato lo sguardo, qualcuno ha sorriso. Poi l'uomo è sceso alla fermata successiva, e il silenzio è tornato. Ho guardato la porta chiusa. A New York tutto dura un attimo. E forse è per questo che ogni attimo vale.