Ubud non ti accoglie, ti assorbe. Arrivi che sei ancora nel frastuono del traffico di Denpasar, con lo scooter che ti sfreccia accanto e l'odore di nasi goreng che si mescola ai gas di scarico. Poi, a un certo punto, la strada si stringe, il verde si alza intorno e il rumore cambia. Non \u00e8 pi\u00f9 clacson e motori. \u00c8 fruscio di palme, cicale, e l'acqua che scorre nei canali delle risaie.
Noi abbiamo scelto Ubud come seconda tappa del nostro viaggio a Bali, dopo qualche giorno di mare a Sanur. Non sapevamo cosa aspettarci. Tutti parlano del turismo di massa, degli influencer che posano nei resort con piscina a sfioro, delle file per entrare nei templi. E in parte \u00e8 vero: Tegallalang, al tramonto, \u00e8 una processione di selfie stick. Ma se ti alzi alle sei del mattino, quando la nebbia si alza ancora sulle terrazze di riso, il posto ti restituisce la sua anima vera. Le risaie sono verdi in un modo che sembra irreale: una gradazione talmente intensa che quasi ti acceca. I contadini ci sono gi\u00e0, chini sull'acqua, con il cappello di paglia che si muove lento. Non ti guardano. Lavorano e basta. E tu, da turista, ti senti un intruso, ma allo stesso tempo privilegiato di vedere qualcosa di autentico.
Poi c'\u00e8 la foresta delle scimmie. Puoi leggerne in tutte le guide, puoi vedere i video, ma non ti prepara a camminare in quel groviglio di radici antiche, con centinaia di macachi che ti saltano sopra la testa. La natura, qui, \u00e8 talmente potente da togliere il respiro. Ogni tempio ha incenso, fiori di loto e un silenzio che sembra pregare per te.
A Bali, la preparazione pratica \u00e8 importante quanto lo spirito di avventura. Le zanzare sono ovunque, soprattutto nelle risaie e nei templi. Un repellente per zanzare efficace \u00e8 un must assoluto. Lo spruzzo su gambe e braccia ogni mattina, e lo porto sempre nello zaino per riapplicarlo dopo il bagno o il sudore. Il trucco \u00e8 usarlo prima che le zanzare ti trovino, non dopo.
Un altro accessorio che mi ha fatto la differenza \u00e8 un asciugamano in microfibra. A Ubud si suda tanto, e gli asciugamani di cotone non si asciugano mai tra un'escursione e l'altra. Quello in microfibra invece lo strizzi, lo scuoti ed \u00e8 pronto per essere ripiegato. Leggero, occupa pochissimo spazio nello zaino e si asciuga in un'ora. Perfetto per chi come noi cambia alloggio ogni pochi giorni e non vuole portarsi dietro tessuti bagnati.
Per chi vuole prepararsi al viaggio, consiglio una guida di Bali da leggere prima di partire. Aiuta a capire la cultura induista balinese, le cerimonie, l'importanza dei templi e le regole di comportamento da rispettare. Noi l'abbiamo letta sull'aereo e siamo atterrati gi\u00e0 pi\u00f9 consapevoli. Bali non \u00e8 solo spiagge e surf: \u00e8 un'isola con una tradizione millenaria, e conoscerla ti permette di viverla con rispetto e profondit\u00e0.
I dintorni di Ubud offrono escursioni meravigliose. Noi abbiamo noleggiato uno scooter per esplorare le cascate di Tegenungan e i templi nascosti tra le colline. La strada si snoda tra risaie e villaggi tradizionali dove il tempo sembra essersi fermato. Ogni curva regala un panorama che ti toglie il fiato: templi avvolti nella vegetazione, statue coperte di muschio, bambini che giocano nei ruscelli. \u00c8 un lato di Bali che molti turisti non vedono, fermandosi ai soliti punti panoramici.
La sera, Ubud offre un\u2019altra atmosfera. I ristoranti illuminati di lucine, i profumi di incenso che escono dai templi, e il silenzio rotto solo dal suono dei gamelan e dal gracidare delle rane nelle risaie. Noi abbiamo cenato in un piccolo warung nascosto in una viuzza laterale, dove una famiglia locale preparava nasi campur e satay di pollo davanti ai nostri occhi. Il cibo era semplice ma autentico, e il sorriso della signora che serviva \u00e8 stato il regalo pi\u00f9 bello della serata.
Non dimenticher\u00f2 mai la sera in cui siamo saliti al Creya Agung, un tempio sulla collina. C'era un rituale induista, con le donne vestite di bianco che offrivano canestri di fiori e riso. Il suono dei gamelan si mescolava al vento e alla voce di un sacerdote anziano. Con il nostro bambino che si era addormentato tra le braccia di Ilaria, cullato da quella melodia antica, io sono rimasto a guardare il sole che scendeva oltre le risaie. Per un attimo ho capito cosa significa il silenzio che parla. Ubud non \u00e8 una meta. \u00c8 uno stato d'animo in cui perdersi per ritrovarsi, tra una risaia e un sorriso.
Domande frequenti
- Qual \u00e8 il periodo migliore per visitare Ubud? Da aprile a ottobre, durante la stagione secca. Le risaie sono al massimo del verde e le piogge sono rare. Evita gennaio-febbraio se non vuoi la pioggia monsonica.
- Quanto tempo serve per Ubud? Almeno 3-4 giorni per esplorare templi, risaie e partecipare a un rituale. Un giorno per Tegallalang e la foresta delle scimmie, uno per i templi orientali, uno per le cascate e uno per rilassarsi.
- Come ci si veste per i templi? Spalle e ginocchia coperte, scarpe comode. Porta un sarong: molti templi li prestano all'ingresso, ma averne uno proprio \u00e8 pi\u00f9 igienico. Le scarpe vanno tolte prima di entrare nelle aree sacre.
- Cosa mettere in valigia per Ubud? Repellente per zanzare, asciugamano in microfibra, una giacca leggera per la sera, scarpe da trekking, e una buona guida cartacea per esplorare senza dipendere dalla connessione.
- Le risaie di Tegallalang sono troppo turistiche? S\u00ec, se ci vai alle 10 del mattino. Vai all'alba o al tramonto, e spostati verso le terrazze laterali dove i turisti non arrivano. I contadini ti lasceranno camminare se ti muovi con rispetto.
- Quali piatti tipici provare a Ubud? Nasi campur (riso con verdure e carne), babi guling (maiale speziato), satay di pollo, e il nasi goreng. Per dessert, prova le cr\u00eape al cocco e il budino di tapioca.
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