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L'Arena di Pola: quando il mare incontra la storia
Ilaria

L'Arena di Pola: quando il mare incontra la storia

Un anfiteatro romano che si affaccia sull'Adriatico, e il concerto improvvisato di due ragazzi con la chitarra che ci ha insegnato più di qualsiasi guida.

L'Arena di Pola è la cosa più vicina a un abbraccio di pietra che abbia mai visto. Quando sei dentro, la cavea ti avvolge circolare, e il cielo sopra la testa non è un soffitto ma un sipario blu aperto sul mare. Non è grande come il Colosseo, non ha la stessa fama, ma ha qualcosa che Roma non ha: la luce dell'Adriatico che filtra tra gli archi e il rumore delle onde che arriva fino ai gradini più alti.

Siamo entrati nel tardo pomeriggio, quando il sole cominciava a calare e i turisti erano già andati via. Camminavo tra le arcate mentre la luce disegnava ombre lunghe sulla pietra bianca. C'erano due ragazzi con una chitarra seduti su un gradino, che suonavano una canzone che non conoscevo. Non erano lì per fare spettacolo, suonavano per loro. E per noi, che ci siamo fermati ad ascoltare.

La sera, dopo cena, siamo tornati a passare davanti all'Arena illuminata. Sembrava un altro monumento. Le luci la facevano sembrare più leggera, quasi sospesa. Ho pensato a tutti i concerti che aveva ospitato, ai gladiatori che ci avevano camminato sopra, alle storie che quelle pietre avevano assorbito. E per un attimo mi sono sentita piccola, ma in quel modo buono in cui ti senti parte di qualcosa di più grande. L'Arena non è solo un monumento romano. È un cerchio che contiene duemila anni di storie. E per una sera, ha contenuto anche la nostra.