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Sbagliare direzione: il lato giusto del viaggio
Andrea

Sbagliare direzione: il lato giusto del viaggio

La metro presa al contrario, il treno sbagliato, la via che non porta da nessuna parte. E quella volta a Budapest che abbiamo scoperto un quartiere che non cercavamo.

La metro di Budapest non è complicata. Le linee sono colorate, le mappe chiare, le stazioni annunciate in ungherese e inglese. Eppure, quel pomeriggio, ho preso la direzione sbagliata. Dovevamo andare verso Hősök tere, la Piazza degli Eroi, e invece siamo finiti dall'altra parte, in un quartiere che non conoscevamo e che non era nei piani. Ilaria mi ha guardato con quella faccia che conosco bene: mezza seccata, mezza divertita. "Beh, ormai siamo qui."

Siamo usciti dalla metro e ci siamo trovati in una piazza senza nome, con un mercato di quartiere in corso. Banchi di verdura, formaggi, salumi, e un signore che vendeva lángos, quella focaccia fritta ungherese che ti scioglie in bocca. Ne abbiamo comprato uno, poi due. Ne abbiamo mangiato metà e abbiamo finito per dare le briciole ai piccioni. La gente del posto ci guardava con curiosità, ma senza fastidio. Un uomo ci ha chiesto da dove venivamo, e quando gli abbiamo detto Italia, ha sorriso e ha cominciato a parlare di pasta.

Non siamo mai arrivati alla Piazza degli Eroi. Il pomeriggio è finito lì, in quel quartiere sconosciuto, a camminare tra bancarelle e parlare con gente che non avremmo mai incontrato seguendo la mappa. Ho capito che sbagliare direzione non è un errore. È un permesso che ti dai di scoprire quello che non avevi previsto. La meta giusta, a volte, è quella che non avevi segnato.