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La Sfinge: custode di silenzi millenari
Ilaria

La Sfinge: custode di silenzi millenari

La Sfinge non parla. Osserva. E in quello sguardo di pietra che sfida il tempo, forse c'è la risposta che nessuno ha mai osato chiedere.

La Sfinge ti guarda prima ancora che tu la veda. Sembra strano, ma quando cammini lungo il sentiero che porta alla piana di Giza, senti il peso di uno sguardo che non è umano e non è divino. È qualcosa di mezzo: una presenza talmente antica che sembra aver visto tutto, eppure non giudica. Noi arrivavamo dalla folla del Cairo, dalla stanchezza del Museo Egizio e dal calore che non ti abbandona mai. Ma quando siamo sfilati oltre la biglietteria e il deserto si è aperto davanti a noi, il silenzio è calato da solo.

La Sfinge non è come nelle foto. È più piccola di come te l'aspetti — e allo stesso tempo immensamente più grande. Non per le dimensioni, ma per il carico di storia che si porta addosso. Il naso è rotto, la barba è sparita, il copricapo è segnato da millenni di vento e sabbia. Eppure, il volto rimane impassibile, quasi beffardo. Sembra dire: voi passate, io resto. È difficile spiegare l'emozione di stare lì, a pochi metri da qualcosa che era già vecchio quando Cesare attraversava il Rubicone. Ti senti piccolo, ma non in modo opprimente. In modo liberatorio.

Abbiamo fatto un giro in cammello intorno al complesso. Il sole picchiava forte, Ilaria aveva un foulard leggero sulla testa e la macchina fotografica sempre puntata. Ma io, a un certo punto, ho chiesto alla guida di fermarsi un attimo. Volevo scendere e camminare da sola verso la Sfinge. Ci sono rimasta forse cinque minuti, da sola, a guardarla. Il vento soffiava, portando granelli di sabbia che mi pungevano le gambe. E lì, in quel silenzio rotto solo dal respiro del deserto, ho capito che la Sfinge non è un monumento. È un punto fermo nella storia del mondo. Un promemoria silenzioso che tutto passa, tranne lei.

Forse è per questo che gli antichi Egizi la posero a guardia delle piramidi. Non per spaventare i nemici, ma per ricordare ai vivi che il tempo è l'unica vera divinità. Quando siamo risaliti sul cammello e ci siamo allontanati, mi sono girata un'ultima volta. La Sfinge sembrava più piccola, quasi umana. Ma lo sguardo, quello, non l'ho più dimenticato.