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Szimpla Kert: il salotto rotto di Budapest
Ilaria

Szimpla Kert: il salotto rotto di Budapest

Tra mobili vecchi, bicchieri di plastica e un cortile che non vuole essere bello, lo Szimpla Kert è il posto dove Budapest si mostra per quello che è.

Lo Szimpla Kert non si trova, si incontra. Arrivi a Budapest, cammini per il quartiere ebraico, e a un certo punto vedi un cancello arrugginito con una scritta dipinta a mano. Dentro c'è un cortile pieno di mobili vecchi, divani sfondati, bicchieri di plastica e gente che parla in tutte le lingue del mondo. Non è un locale, è un'idea di Budapest che funziona. Quando sono entrata, la prima cosa che ho notato è stato il silenzio dentro il caos. La gente parlava piano, come se fosse a casa di qualcuno.

Ho cominciato a girare tra i tavoli, attratta da una vecchia macchina da scrivere abbandonata in un angolo. Qualcuno suonava il piano stonato vicino al bancone, e io e Andrea ci siamo seduti su un divano che aveva visto giorni migliori, con due birre alla spina che costavano meno di un caffè a Milano. Fuori cominciava a fare buio, e le lucine si accendevano una ad una tra le piante rampicanti. Non c'era musica alta, non c'era fila, non c'era niente di studiato. Solo persone che stavano bene insieme.

Ho pensato che Budapest è fatta così: ti butta addosso la sua storia, le sue terme, i suoi palazzi imperiali, ma il vero regalo te lo fa nei posti dove non devi vestirti bene. Dove puoi stare in silenzio in mezzo alla folla e sentirti esattamente dove devi essere. Lo Szimpla Kert non è bello. È vero. E nella sua verità sgangherata, c'è un pezzo di questa città che non trovi in nessuna guida.