Tornare in un posto già visto: la seconda volta è un'altra storia
Quando torni in un posto già visto, scopri che non è lui a essere cambiato. Sei tu. E la seconda volta è sempre più vera, più tua, più lenta.
La prima volta a Londra avevo venticinque anni, uno zaino troppo pesante e la convinzione di dover vedere tutto. Ho corso da un museo all'altro, dal British al Natural History, dal Tate Modern alla National Gallery. Ho camminato fino a farmi sanguinare i piedi, convinta che la felicità fosse una lista di cose da spuntare. Alla sera crollavo sul letto dell'ostello e mi sentivo in colpa per non aver visto abbastanza.
Ci sono tornata dieci anni dopo, con Andrea. Con un'altra testa. Non volevo vedere più cose, volevo rivedere le stesse ma con occhi diversi. E così è stato. Il British Museum era più affollato, ma ho passato un'ora seduta nel Great Court a guardare la gente che girava intorno alla statua della sfinge. Non ho letto una didascalia, non ho visitato una sala. Eppure è stata la visita più bella della mia vita.
Tornare in un posto già visto è un'esperienza che consiglio a tutti. Non è ripetizione, è doppia esposizione. La prima volta vedi il monumento, la seconda vedi te stesso mentre lo guardi. La differenza la fa il tempo passato, le cose che hai vissuto, la persona che sei diventata. Ho amato Londra la prima volta. La seconda l'ho capita. E ho capito che una città non si conosce mai del tutto, perché intanto cambi tu. E ogni ritorno è una scoperta nuova.