Ho una scatola. Dentro ci sono: una clessidra comprata a Firenze, un portachiavi di Parigi, una tazza di Londra, una calamita di Barcellona, una sciarpa di Vienna che non ho mai messo. Oggetti comprati di corsa nell'ultimo giorno di viaggio, in un negozio per turisti, con la sensazione di dover "portare a casa qualcosa". Non li ho mai guardati. La scatola è in fondo all'armadio, e ogni volta che la apro mi chiedo perché ho speso quei soldi.
Poi ho cambiato modo di pensare. Invece di comprare cose, ho cominciato a comprare ricordi funzionali. Oggetti che posso usare ogni giorno e che, ogni volta che li uso, mi riportano a quel viaggio. Non è solo minimalismo: è un modo per tenere vivo il viaggio molto più a lungo di una calamita sul frigo.
La svolta è arrivata in Marocco. A Marrakech, invece dei soliti magneti, ho comprato una teiera di terracotta per il tè alla menta da un artigiano locale. Costa 10 euro, la uso ogni settimana e ogni volta che preparo il tè mi sento di nuovo in piazza Jemaa el-Fna. Quel semplice oggetto ha più valore di tutti i souvenir messi insieme.
Da allora la mia regola è: prima di comprare, mi chiedo se userò l'oggetto almeno una volta al mese. Se no, non lo compro. Dalla Giordania ho portato sale nero, dall'Ungheria paprika affumicata, dal Giappone una tazza da tè in ceramica. Oggetti funzionali che hanno una storia.
Se vuoi un souvenir che duri, scegli qualcosa che ti faccia sorridere ogni volta. Una foto stampata 30x40, una pianta che ricorda un giardino, un libro di un autore locale. Io ho una libreria dedicata ai libri comprati in viaggio: ognuno ha la data e il nome della libreria dove l'ho trovato. Molto meglio di qualsiasi calamita.
La svolta è arrivata in Marocco. A Marrakech, invece dei soliti magneti, ho comprato una teiera di terracotta per il tè alla menta da un artigiano locale. Costa 10 euro, la uso ogni settimana e ogni volta che preparo il tè mi sento di nuovo in piazza Jemaa el-Fna. Quel semplice oggetto ha più valore di tutti i souvenir messi insieme.
Da allora la mia regola è: prima di comprare, mi chiedo se userò l'oggetto almeno una volta al mese. Se no, non lo compro. Dalla Giordania ho portato sale nero, dall'Ungheria paprika affumicata, dal Giappone una tazza da tè in ceramica. Oggetti funzionali che hanno una storia.
Se vuoi un souvenir che duri, scegli qualcosa che ti faccia sorridere ogni volta. Una foto stampata 30x40, una pianta che ricorda un giardino, un libro di un autore locale. Io ho una libreria dedicata ai libri comprati in viaggio: ognuno ha la data e il nome della libreria dove l'ho trovato. Molto meglio di qualsiasi calamita.
La svolta è arrivata durante un viaggio in Marocco. A Marrakech, invece di comprare i soliti magneti e portachiavi, ho passato un pomeriggio nel souk a cercare qualcosa di diverso. Ho comprato una piccola teiera di terracotta per il tè alla menta, fatta a mano da un artigiano locale. Costa 10 euro, la uso ogni settimana, e ogni volta che preparo il tè mi sento di nuovo in piazza Jemaa el-Fna. Quel semplice oggetto ha più valore emotivo di tutti i souvenir messi insieme.
Da allora ho sviluppato una regola: prima di comprare un souvenir, mi chiedo se lo userò almeno una volta al mese. Se la risposta è no, non lo compro. Funziona incredibilmente bene. Ho smesso di accumulare polvere e ho cominciato a collezionare esperienze funzionali. Dalla giordania ho portato un sale nero che uso in cucina, dall'Ungheria una paprika affumicata che rende unico ogni piatto, dal Giappione una tazza da tè in ceramica che uso ogni mattina. Oggetti che hanno una storia e una funzione.
Se proprio vuoi un souvenir fisico che duri, scegli qualcosa che ti faccia sorridere ogni volta che lo vedi. Una fotografia stampata in formato 30x40, una pianta che ti ricorda un giardino, un libro di un autore locale. Io ho una piccola libreria dedicata ai libri comprati in viaggio: ognuno ha una dedica scritta a mano, la data e il nome della libreria dove l'ho trovato. È molto più bello di qualsiasi calamita.
Souvenir che non compro più
- Magneti da frigo (idem per tutti)
- Portachiavi (ne ho 15, tutti uguali)
- Tazze "I love [città]" (si sbeccano dopo un mese)
- Statue e oggetti decorativi (polvere, solo polvere)
Souvenir che compro sempre (e uso)
- Una spezia o un ingrediente locale: za'atar dalla Giordania, paprika dall'Ungheria, tè dal Marocco. Ogni volta che cucino, rivivo il viaggio.
- Un pezzo di artigianato utile: una borsa di stoffa fatta a mano, una sciarpa di lana locale, un coltello da cucina. Cose che uso ogni giorno.
- Una pianta o un seme: ho un basilico thailandese che cresce sul balcone. Ogni mattina mi ricorda Bangkok.
- Una tazza artigianale: non "I love...", ma una tazza fatta da un ceramista locale. Questa tazza termica è l'unica eccezione commerciale che mi concedo.
Il souvenir più bello? Una foto stampata
Da quando ho smesso di comprare oggetti inutili, stampo le foto migliori di ogni viaggio e le metto in cornici. Costa poco, occupa spazio zero e ogni foto racconta una storia. Se proprio vuoi un oggetto fisico, compra una fotocamera compatta come la Sony ZV-1 e scatta ricordi, non comprare roba. Il miglior souvenir è quello che non finisce in una scatola in fondo all'armadio.