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La pioggia in viaggio: il ricordo che non avevi previsto
Ilaria

La pioggia in viaggio: il ricordo che non avevi previsto

Quando la pioggia ci ha sorpresi a Zanzibar, abbiamo scoperto che il maltempo è il miglior regalo che un viaggio possa farti. Perché fermarsi è l'unica cosa da fare.

A Zanzibar ha piovuto per due giorni di fila. Non pioggerella, non acquazzone estivo. Un diluvio che sembrava non volesse finire mai, con l'acqua che cadeva dritta, pesante, e trasformava le strade di sabbia in fiumi rossastri. Il nostro albergo aveva il tetto di lamiera e il rumore era assordante. Il mare era grigio, il cielo chiuso, e le guide turistiche dicevano tutte la stessa cosa: "La stagione secca è il periodo migliore per visitare Zanzibar". Peccato che la stagione secca avesse deciso di fare uno sciopero.

All'inizio ero delusa. Avevo programmato quella spiaggiamento, letto quel libro al tramonto, comprato quel costume nuovo e adesso ero chiusa in camera ad annoiarmi. Poi, il secondo giorno, ho deciso di arrendermi. Siamo usciti lo stesso, con i k-way addosso e i sandali che affondavano nel fango. Abbiamo camminato lungo la spiaggia deserta, sotto la pioggia che picchiava dritta in faccia. Ridevo. Ogni passo era una pozzanghera e ci saltavo dentro.

Ho capito due cose in quei due giorni. La prima: la pioggia non rovina un viaggio, lo cambia. Ti costringe a fermarti, a guardare le cose da dentro, a scoprire che la bellezza esiste anche quando il cielo è grigio. La seconda: mio figlio non ha bisogno del sole per essere felice. Ha bisogno di me, di un sorriso, di un "andiamo a saltare nelle pozzanghere" detto con la stessa convinzione con cui avrei detto "andiamo a fare snorkeling". Il viaggio più bello non è quello con il cielo azzurro. È quello in cui, anche sotto la pioggia, sei contento di essere lì.