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L'ultimo giorno: la colazione che sa di addio
Andrea

L'ultimo giorno: la colazione che sa di addio

C'è un momento preciso in cui il viaggio finisce, e di solito arriva prima del volo di ritorno. L'ultimo giorno è un romanzo a sé, fatto di malinconia e valigie.

L'ultimo giorno di ogni viaggio è una giornata strana. Ti svegli e sai che è l'ultima volta che fai colazione in quel bar, l'ultima passeggiata per quella strada, l'ultima volta che guardi quel mare dalla finestra. C'è un peso sottile che accompagna ogni gesto, come se tutto fosse più lento, più intenso, più vero. L'aria sa di addio, anche se il sole è lo stesso del primo giorno.

Noi abbiamo ritualizzato l'ultimo giorno. Colazione nello stesso posto in cui abbiamo fatto colazione il primo giorno. Un giro senza meta per le strade che abbiamo imparato a conoscere. Una cosa che non avevamo ancora fatto. A Londra, è stata una passeggiata lungo il Tamigi da Westminster a Tower Bridge, con Ilaria che fotografava i riflessi. E poi, il momento più difficile: chiudere la valigia. C'è sempre un oggetto che non entra, un souvenir comprato all'ultimo, e devi scegliere cosa lasciare.

L'ultimo giorno non è triste. È pieno, di una pienezza che solo le cose che stanno per finire sanno avere. L'ultima sera, dopo cena, siamo usciti a prendere un gelato. Non serviva, faceva fresco. Ma era l'ultimo, e ho scelto il gusto che non prendevo mai. "Tanto è l'ultimo", ho detto. Avevo ragione. L'ultimo giorno è un romanzo a parte, un capitolo che scrivi mentre lo vivi. Con la consapevolezza che ogni morso, ogni passo, ogni sguardo è un arrivederci. Ma anche un regalo.